La Corte di Cassazione: “Utilizzare volatili come esche vive per la pesca integra il reato di maltrattamento di animali”

Articolo di Filippo Camela, avvocato penalista  studiocamela.webnode.it

La vicenda sottoposta all’attenzione della Corte di Cassazione ha riguardato la condotta di tre persone le quali, in concorso tra loro, avevano utilizzato piccioni vivi gettandoli nel fiume come esche per la pesca dopo averli appesi per una zampa all’amo . Il tutto procurava la morte di quattro volatili.
In relazione a tale questione, la Corte di Cassazione, Sezione III Penale, con la sentenza n. 17691 (dep. 29/04/2019) ha confermato che tale comportamento integra gli estremi del delitto di maltrattamenti di cui all’art. 544 ter del codice penale. In tale contesto, è stata inoltre evidenziata la maturata “consapevolezza della natura di esseri viventi degli animali in grado di percepire sofferenze non soltanto di natura fisica, ma altresì di quelle che incidono sulla loro psiche essendo anch’essi passibili di tali menomazioni. Non solo.
A ulteriore precisazione, è stato rilevato che la normativa vigente in materia di pesca non contempla l’impiego di volatili legati per una zampa all’amo quali richiami per la cattura del pesce (nel caso di specie, del pesce siluro). Tale situazione, idonea a mettere in pericolo la stessa sopravvivenza dei piccioni, configura una vera e propria sevizia, atta a provocare agli uccelli, quand’anche sopravvissuti, gravi sofferenze, indipendentemente dalle lesioni eventualmente arrecate loro.
In conclusione, è quindi possibile affermare che l’utilizzo di piccioni o di altri volatili come esche vive per la pesca integra il reato di maltrattamenti ex art. 544 ter del codice penale.

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