La disposofobia (o accumulo patologico, o accaparramento compulsivo) è una patologia che porta ad accumulare beni in maniera ossessiva. Meno conosciuto è l’animal hoarding, ossia il bisogno compulsivo di costringere un elevato numero di animali in spazi ristretti e sovraffollati.

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L’animal hoarding viene considerato a tutti gli effetti una forma di maltrattamento sugli animali e, come tale, deve essere trattato dalle autorità, cui è bene rivolgersi nel caso si venga a conoscenza di situazioni di questo tipo. La denuncia può essere presentata  alla forze dell’ordine direttamente, oppure attraverso guardie zoofile  o associazioni animaliste.

Spesso gli animali non hanno a disposizione cibo ed acqua a sufficienza, cosa che li porta a soffrire anche di carenze vitaminiche e, nei casi più estremi, alla morte. Talvolta possono sviluppare forme gravi di aggressività gli uni con gli altri per accaparrarsi  del cibo.

Anche il sovraffollamento è un grave rischio: l’hoarder  non assicura agli animali le più elementari norme igieniche e le malattie si trasmettono da un animale all’altro.

Le cause di questa patologia possono essere diverse: neurosi, dipendenze patologiche, disturbi compulsivi, della personalità, maniaco depressivi, psicosi, schizofrenia. Talvolta i collezionisti di animali soffrono di malattie come demenza, Alzheimer o anche sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

I profili degli hoarders possono essere vari: c’è chi si considera amico degli animali e ne accumula in maniera compulsiva inizialmente per prendersene cura. Normalmente sono soggetti introversi e solitari. C’è chi si ritiene un “salvatore”: spesso sono ribelli nei confronti delle autorità poiché si considerano investiti dalla missione di accogliere animali. Vi sono poi coloro che iniziano ad acquistarne allo scopo di allevarli e venderli. C’è, infine, chi se ne procura in numero sempre più elevato esclusivamente ad uso personale e per sfruttamento: solitamente sono persone egoiste, narcisiste, che si mostrano prive di sensi di colpa. Spesso sanno ingannare facilmente le autorità.

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L’unico modo per affrontare il problema dell’animal hoarding è sottoporre i casi di accumulo compulsivo a un’adeguata terapia, possibilmente presso terapisti che abbiano una specifica formazione. E’ necessaria un’informazione sul tema presso veterinari, avvocati, psicologi e assistenti sociali.

Al tempo stesso deve essere assicurato il benessere degli animali salvati: spesso è necessario riabilitarli non solo dal punto di vista veterinario, ma anche aiutarli a conoscere, con calma e pazienza, una vita normale.