Pubblichiamo una nota dell’Associazione vittime della caccia sui reati di cui sono stati vittime umani e animali domestici fuori dalla stagione venatoria, da febbraio ad agosto 2016. “Numerosi i crimini e gli abusi dei bracconieri da febbraio ad agosto 2016”, afferma l’associazione. “Né etica, né regole e ora nemmeno controlli”.

Il nostro pensiero va anche alle migliaia di animali selvatici vittime della caccia, dentro e fuori il calendario venatorio.

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I DATI. Possiamo parlare di stagioni di caccia, circoscritte nell’arco temporale previsto dai calendari venatori e dalla legge 157/92. Possiamo includere le preaperture, in quanto oramai non sono più quello strumento da adottare in casi eccezionali, è oramai la regola per 17 regioni su 20. Ma se parliamo di attività venatoria, degli abusi e dei crimini commessi da chi è detentore di regolare porto d’armi uso caccia, non esistono stagioni: tutto l’anno per questi individui è buono, tanto i controlli saranno sempre più rari.

Gli effetti:

17 vittime per armi da caccia, 6 i morti.
11 vittime tra le persone comuni, 3 i morti, 8 i feriti, tra cui 3 minori di età.
3 uccisi e 6 i feriti tra gli animali domestici, è questo ovviamente un dato drammaticamente parziale.

Su 51 casi di cronaca nera intercettati 42 risultano essere effetto di azione volontaria, 40 ad opera di chi detiene regolarmente porto d’armi uso caccia. 4 i casi di omessa custodia che hanno prodotto reati contro la persona. Durante attività venatoria 5 le persone comuni ferite, 2 i cacciatori anch’essi feriti e due i morti. In ambito extravenatorio invece sono raccolti tutti i casi di violenza domestica (con uso di armi da caccia), minacce aggravate dalle armi, liti di vicinato degenerate.

Tutto questo in periodo di caccia chiusa ed è solo quanto è stato intercettato occasionalmente.

Gatta ferita il 27 agosto 2016

Ma laddove la caccia era lecita un cacciatore ferito in riserva, e, paradosso, un camionista in autostrada colpito in pieno volto da un cacciatore in squadra – autorizzata – per il contenimento degli ungulati.

Autorizzata. Ovvero è stato permesso e autorizzato dalla Regione Toscana l’uso di armi a lunga gittata laddove è assolutamente vietato e non solo dall’art.21 della legge 157 ma soprattutto dalle norme di pubblica sicurezza (Tulps). Regioni che violano sistematicamente le basilari norme di sicurezza pubblica per favorire la lobby dei cacciatori con la scusa della pericolosità di certe specie! Omettendo tra l’ altro, di attuare quelle misure incruente  alternative agli abbattimenti previste per legge e confermate dai Tar. Chi allora è più pericoloso?
Eppure questo tipo di caccia e relative armi micidiali con gittate di chilometri vengono tranquillamente “deliberate” dalle istituzioni e praticate dai cacciatori che, stretti nei vincoli delle norme comunitarie, non possono più appagarsi – legalmente – con carnieri colmi di avifauna e quindi ripiegano sulla caccia grossa. Dove: In mezzo alle case, vicino alle strade, nei parchi e luoghi pubblici. Anche in piena città (Genova, Firenze ecc.).

“Vogliamo che i responsabili rispondano di questi crimini pseudo-legalizzati. Mandanti ed esecutori: dal singolo cacciatore, al responsabile squadra di caccia (è o no responsabile?), fino a chi pianifica, delibera e rilascia tali autorizzazioni. Non solo per il ruolo di responsabilità che ricoprono formalmente ma anche a livello personale.

Chiederemo ai prefetti e a tutti i questori di procedere contro gli autori materiali e non, responsabili dei reati venatori e contro la persona, animali compresi”, dichiara Daniela Casprini presidente dell’Associazione vittime della caccia, che aggiunge: “siamo in balìa di gente con disponibilità di armi da caccia – anche grossa – e che evidentemente non può dare le garanzie di affidabilità richieste. Leggete il Dossier extrastagione 2016. Da non sottovalutare infatti che su 51 casi intercettati, 20 riguardano minacce a mano armata contro persone inermi. E la stagione è appena iniziata”.

Dossier extrastagione 2016