“Camminava per le vie di Roma, con un foulard che le copriva la testa, col cesto di cibo per i gatti randagi. Apostrofata da un maleducato, si voltò, levandosi il foulard e folgorando il passante, che rimase impietrito: era Anna Magnani“. L’episodio, rievocato da Franco Zeffirelli,  testimonia il grande amore e l’impegno della celebre attrice romana per gli animali e per i gatti in particolare.

Nannarella diceva:  “Io e la gente ci capiamo pochino, alle feste preferisco la solitudine, per riempirmi la serata bastano due gatti che giocano sul tappeto”.  E di gatti ne aveva tanti: in casa e in strada.

La Musa del neorealismo cinematografico abitava non lontano da largo di Torre Argentina, dove ora sorge una delle più celebri colonie feline protette della capitale. E proprio a Torre Argentina, quando era libera dagli impegni di lavoro, si recava per sfamare i randagini che vivevano tra i ruderi di questa area sacra dell’antica Roma.

Anche lei, come tutte le gattare, si muoveva silenziosa, preferibilmente  nel buio della sera  sfamando e coccolando i gatti senzanessuno. Un amore di certo ricambiato dai piccoli assistiti con devozione, fusa e strusciatine. Si narra che  il suo preferito fosse un piccolo gatto tigrato rosso.

Un giorno rispose così a chi la intervistava: “Chi ammiro io? Vuole dei nomi? No, è meglio che le dica che cosa ammiro. Io rispetto il talento, il vero talento che è tutto il contrario dei bluff; la fedeltà, la vera fedeltà che è tutto il contrario dell’amicizia superficiale e passeggera; e la sincerità, persino la crudele sincerità che è tutto il contrario dell’ipocrisia. Ecco che cosa ammiro io”. In poche parole: la  fedeltà e  la sincerità  di cui sono capaci forse solo gli animali.